Roma, don Ciotti e Cantone agli Stati generali dell’antimafia

“Bisogna aprire una strada nuova” nella lotta alla mafia, in futuro “non potrà essere più come prima. Non chiediamo alla politica e alle istituzioni di fare la loro parte se noi non facciamo la nostra, se non siamo responsabili”. L’invito a collaborare e a “svegliare le coscienze”. Parte dal presidente di Libera don Luigi Ciotti, che oggi a Roma, nel quartiere periferico Corviale, assieme al presidente dell’autorità nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, ha incontrato oltre 300 giovani di tutta Italia.

L’occasione è stata l’apertura della terza edizione di Contromafie, gli Stati generali dell’Antimafia, indetti da Libera e in programma nella Capitale fino a domenica. Tra gli argomenti su cui i giovani si confronteranno, c’è anche il problema della corruzione. “C’è una tendenza a sottovalutarlo – ha osservato Cantone – il condannato per mafia è visto come un appestato”. Diverso per il corrotto, che dopo la condanna “riesce a fare comunque le stesse cose”. “Bisogna fare una battaglia culturale – ha esortato Cantone – la corruzione è collegata alla mafia, il mafioso è il primo corruttore in assoluto”.

Rispetto alla presenza delle infiltrazioni mafiose nella capitale, Cantone ha sottolineato che “anche a Roma ci sono problemi di infiltrazione della criminalità organizzata, non esagerati ma si tratta della capitale d’Italia e ovviamente le mafie hanno interesse ad avere, quanto meno, le loro rappresentanze: quindi paradossalmente qui c’è un pò di tutto dal punto di vista delle mafie”.

Il presidente di Libera, don Luigi Ciotti ha poi sottolineato che “in questi anni è cresciuta la cultura del contrasto alle mafie nella società civile, nella scuola, nelle associazioni, sono cresciute le confische dei beni, l’azione della magistratura e le operazioni delle forze
dell’ordine, ma è cresciuta anche la mafia”. E poi ai trecento giovani presenti nel “Campo dei miracoli” di Corviale ha spiegato: “in Italia la mafia e la corruzione sono due facce della stessa medaglia. Bisogna tracciare un solco una volta per sempre, perchè non dobbiamo permettere che si vada avanti così: serve uno scatto in più da parte di tutti, per trasformare la nostra indignazione in responsabilità”.

Repubblica | 23 ottobre 2014

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