Per una domanda di giustizia e verità

Sabato 25 ottobre 2014

Se è ancora forte oggi la “domanda di giustizia” è perché l’eguaglianza di fronte alla legge è un principio che fatica ad affermarsi nella quotidianità. Il nostro Paese esce dagli ultimi decenni contraddistinti dal tentativo di alcuni segmenti della politica di mettere un freno all’azione della magistratura e dall’infelice esperienza di leggi “ad personam” o “ad personas” spesso bocciate dalla Corte Costituzionale o in sede europea. Sperando che questo tempo sia chiuso per sempre, il regolare funzionamento della giustizia civile e penale è la priorità per rendere ogni diritto esigibile e ridurre il peso di organizzazioni mafiose e consorterie corruttive. Sotto analisi le proposte in tema di lotta alle mafie e le norme necessarie per rafforzare il contrasto alla corruzione. Verrà inoltre aperta una riflessione dedicata al ruolo chiave di alcune figure all’interno del processo, dai testimoni di giustizia alle parti civile, per cui la “domanda di verità” è un’esigenza che non è solo loro ma è soprattutto pubblica, come testimoniato da alcune delle più scottanti vicende processuali recenti e dall’esperienza degli sportelli “SOS Giustizia”. Non mancherà infine lo spazio aperto all’incontro dei familiari delle vittime innocenti di mafia che testimoniano con la loro presenza il valore della memoria e dell’impegno. Un particolare approfondimento verrà riservato al lavoro svolto dalla “Rete degli Archivi per non dimenticare” che si batte perché vi sia un libero accesso alle fonti documentali e processuali nel nostro Paese, per dare risposte alle tanti stragi e omicidi, coperti troppo spesso da un segreto di Stato indicibile.

Testimoni di giustizia e parti civili: alla ricerca della verità
Dalle 9:30 alle 17:30, Conservatorio di Musica “S. Cecilia”, Via dei Greci, 18
Negli ultimi anni, nelle vicende processuali riguardanti fatti di mafia e corruzione hanno assunto sempre più un ruolo rilevante le figure dei testimoni di giustizia e le parti civili. Entrambe sono un segno di speranza, perché dicono della volontà del cittadino, singolo e associato, di partecipare alla ricerca della verità. In quelle aule di tribunale, dove la giustizia è amministrata “in nome del popolo italiano”, lo scontro con la violenza mafiosa e il malaffare ha bisogno di persone che si mettano in gioco, rischiando anche in proprio, perché possa trionfare la verità. Libera ha incontrato lungo il suo percorso ventennale molti testimoni di giustizia, ne ha accolto le istanze e accompagnato le denunce. Il protagonismo positivo di alcune di questi testimoni ha incoraggiato altri sulla stessa strada, arrivando anche a costituire associazioni ad hoc. Una svolta epocale è stata poi rappresentata dalla scelta di Libera di costituirsi parte civile in alcuni dei processi di mafia più importanti degli ultimi anni: da quello per l’omicidio Rostagno a Trapani a quello contro le cosche mafiose in Piemonte (Minotauro), dai processi Black Monkey a Bologna e contro il clan Fasciani nel basso Lazio a quello alla ‘ndrangheta a Reggio Calabria (Meta), per finire al processo sulla trattativa Stato – mafia che riscriverà la storia dell’ultimo ventennio del nostro Paese. In tutti questi procedimenti, Libera si è costituita parte civile per portare nelle aule di tribunale le istanze di verità e giustizia dei tanti familiari delle vittime innocenti e di tutti gli italiani che non potranno essere mai liberi, se non si farà chiarezza sulle collusioni tra mafia, politica e istituzioni.

Tutor:
Enza Rando, ufficio legale Libera e Giovanna Giovetti, avvocato
Relatori:
– Andrea Tarondo, Procura della Repubblica di Trapani
– Tiziana Laudani, sostituto procuratore DDA
– Antonio Ingroia, avvocato
Interventi:
– Giovanna Montanaro, sociologa, già consulente Commissione parlamentare antimafia
– Gianni Giudice, dirigente della Divisione Anticrimine della Polizia di Stato di Agrigento
– Ignazio Cutrò, presidente dell’Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia

La storia attraverso le storie: la memoria delle vittime innocenti
Dalle 9:30 alle 17:30, Campidoglio – Protomoteca, Piazza del Campidoglio
Il seminario si articolerà in due momenti. Nel corso della mattinata cercheremo di affermare l’importanza delle singole storie delle vittime innocenti della mafie relative ai vari territori, come parte di un’unica storia. Se guardiamo alle vicende di mafia, ci rendiamo conto che gli omicidi perpetrati dalla criminalità organizzata seguono un unico filo conduttore, anche fra territori lontani. Ciò ci permetterà di mettere a fuoco l’identità di familiare di vittima di mafia e a dare un significato forte e più incisivo al suo essere portatore di una testimonianza importante. Nel pomeriggio creeremo un ponte tra memorie e storie, ascoltando esperienze di associazioni che rappresentano vicende che hanno segnato il nostro paese con stragi efferate. Il comune denominatore di tutte le esperienze è stato la reazione, l’organizzarsi per portare avanti esigenze comuni. Otterremo così un’espansione di memoria che ci darà il senso più vero della testimonianza.

Tutor:
Margherita Asta e Daniela Marcone, Libera
Relatori:
– Marco Bertoluzzo, Gruppo Abele
– Mirco Zanoni, Istituto Cervi
– Manlio Milani, Presidente Associazione dei caduti di Piazza della Loggia
– Daria Bonfietti, presidente Associazione dei familiari delle vittime della strage di Ustica
Interventi:
– Mario De Marchi, Associazione famigliari delle vittime della strage del 2 agosto 1980

I segreti della Repubblica nelle carte degli archivi italiani
Dalle 9:30 alle 17:30, Dipartimento del Patrimonio, Piazza G. Da Verrazzano, 7
La recente iniziativa della Presidenza del Consiglio di rendere pubblici tutti i documenti riguardanti le stragi compiute nel nostro paese (conservati presso gli archivi dei servizi segreti, delle forze di polizia, dei ministeri, dei tribunali, ecc.) ha suscitato grandi speranze e aspettative che da questa documentazione possa giungere un maggiore contributo alla ricerca della verità.  Contestualmente però si pone una questione forse più importante della stessa “desecretazione”: la possibilità di esercitare appieno il diritto di ogni cittadino a conoscere gli atti pubblici contenuti negli archivi pubblici. La consultazione per cittadini, studiosi, magistrati spesso risulta difficile se non impossibile. Eppure le applicazioni informatiche potrebbero agevolare l’esercizio di tale diritto. Ma a oggi così non è. L’ipotesi poi di procedere a ricerche trasversali, coordinando le informazioni agli atti dei singoli archivi, è puro miraggio. Occorre capire l’entità e il valore del patrimonio documentale ma soprattutto quali iniziative devono essere messe in campo per restituirlo alla collettività. La “Rete degli archivi per non dimenticare” nasce proprio dall’esigenza di recuperare atti, documenti, testimonianze utili a comprendere quello che è accaduto, in una lettura corale, per identificare quello che vorremmo non accada mai più.

Tutor:
Ilaria Moroni, Rete degli archivi per non dimenticare
Relatori:
– Piera Amendola, ricercatrice già archivista della Camera dei Deputati
– Enzo Ciconte, storico
– Elisabetta Cesqui, magistrato
– Vincenzo Macrì, Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Ancona
Interventi:
– Francesco M. Biscione, storico
– Michele Di Sivo, archivista, Archivio di stato di Roma
– Tommaso Nelli, giornalista
– Maurizio Torrealta, giornalista e scrittore
– Giulio Marotta, già Consigliere parlamentare

Ripensare gli strumenti di contrasto alle mafie: proposte e riforme
Dalle 9:30 alle 17:30, Palazzo delle Esposizioni – Auditorium, Via Milano 9 A
Per ragionare sulle modifiche legislative necessarie per migliorare la capacità dello Stato nel contrasto al crimine mafioso, si deve partire da quello che si è fatto nei precedenti venticinque anni e seguire le impostazioni date ai cosiddetti quattro pilastri della strategia antimafia del nostro Paese. Il primo pilastro è la cattura dei latitanti: non solo si indebolisce l’organizzazione mafiosa sul piano simbolico colpendone l’impunità, ma soprattutto si tolgono dal circuito direttivo delle cosche le intelligenze in grado di fornire alla stessa gli input strategici. Il secondo è la continuità delle investigazioni sul territorio basate sulla costante ricostruzione dei vincoli associativi e dei rapporti esterni dell’organizzazione mafiosa. Quindi azioni giudiziarie e processuali capaci di porre in custodia cautelare e poi in detenzione gli associati, impedendo anche per questa via la ricostituzione a più alti livelli delle strutture criminali. Sotto questa luce deve essere riletta l’intuizione di Giovanni Falcone, forse mai vissuta fino in fondo, rappresentata dalla Direzione Investigativa Antimafia. Terzo pilastro è l’applicazione rigorosa dell’art. 41 bis dell’ordinamento penitenziario: una misura volta a impedire le comunicazioni tra il carcere e l’esterno; esigenza ineludibile poiché se è strategico catturare i capi, ancora di più è impedirgli di comandare dal carcere. Da ultimo, l’impoverimento delle organizzazioni tramite il sequestro e la confisca dei beni delle cosche. La legislazione antimafia ancora da attuare deve dunque guadare a questi punti cardine per il suo sviluppo, fermo restando l’attualità del 416 bis, alla luce delle difficoltà di applicazione nelle regioni del nord e delle prospettive di riforma. Inoltre verrà approfondita la tipizzazione del concorso esterno e analizzati i contrasti giurisprudenziali sorti dalla prima applicazione del 416 ter c.p., con tutto quello che ne consegue in ordine ai rapporti tra mafia e politica. Il seminario affronterà anche la peculiarità della prova nei reati di mafia, il cosiddetto doppio binario cautelare e anche il delicato ruolo dei collaboratori di giustizia.

Tutor:
Anna Canepa, Associazione Nazionale Magistrati
Relatori:
– Filippo Beatrice, Procuratore aggiunto della Repubblica DDA Napoli
– Stefano Musolino, Sostituto Procuratore della Repubblica Reggio Calabria
– Salvatore Tesoriero, Università di Bologna
– Maria Elena Gamberini, giudice Tribunale di Palermo
Interventi:
– Graziella Galetta, Direzione Investigativa Antimafia
– Marilina Licordari, Direzione Investigativa Antimafia

Dal contrasto patrimoniale all’Agenzia nazionale per i beni confiscati: una riforma necessaria
Dalle 9:30 alle 17:30, Dipartimento del Patrimonio, Via G. Da Verrazzano, 7
Sono passati trent’anni dall’approvazione della Legge Rognoni La-Torre. E’ ormai patrimonio comune l’importanza del contrasto patrimoniale alle mafie, anche attraverso la destinazione a fini sociali dei beni confiscati prevista dalla l. 109/96 fortemente voluta da Libera. Nonostante le modifiche normative degli ultimi anni e l’istituzione nel 2010 dell’Agenzia Nazionale, proposta agli Stati Generali del 2006 e del 2009,  occorre rafforzare gli strumenti a disposizione della Magistratura e delle forze dell’ordine e intervenire sulle criticità presenti nell’amministrazione e destinazione dei beni sequestrati e confiscati, affrontando anche le sempre maggiori difficoltà con cui opera l’Agenzia Nazionale. Recentemente organi istituzionali hanno elaborate articolate proposte (commissioni istituite presso la Presidenza del Consiglio e il Ministero della Giustizia, Commissione Antimafia, Governo). CGIL, Libera e altre associazioni, dopo avere raccolto centinaia di migliaia di firme, hanno presentato un disegno di legge di iniziativa popolare oggi all’esame della Commissione Giustizia della Camera. Contromafie è l’occasione per approfondire questi temi e per suggerire gli interventi che potranno costituire un utile ausilio per le riforme ormai indifferibili.

Tutor:
Francesco Menditto, Procuratore della Repubblica di Lanciano (CH), Stefania Pellegrini, Università di Bologna
Relatori:
– Federico Cafiero De Raho, Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria
– Guglielmo Muntoni, Presidente sezione misure di prevenzione Tribunale Roma
– Antonio Maruccia, avvocato generale Lecce
Interventi:
– Maria Luisa Campise, Consiglio Nazionale Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili
– Giovanni Chinnici, avvocato, coadiutore Agenzia nazionale
– Donatella Ferranti, Presidente Commissione Giustizia Camera
– Gianna Fracassi, segreteria nazionale CGIL
– Antonella Manzione, Ufficio legislativo Presidenza del Consiglio
– Giovanni Melillo, magistrato, Capo di Gabinetto del ministro della Giustizia
– Giuliana Merola, magistrato, consulente Commissione parlamentare antimafia
– Antonio Scaglione, Università di Palermo

La legislazione e le istituzioni europee nella lotta al crimine organizzato (OLE/TIE)*
Dalle 9:30 alle 12:30, Centro Congressi Frentani – Sala Accademia, Via dei Frentani, 4
Le organizzazioni criminali sono sempre più senza confini: non soltanto quelle tradizionali, le mafie, ma anche quelle che operano nel campo economico- finanziario e quelle che operano nel settore politico amministrativo. In ambito internazionale varie istituzioni intervengono sia a livello legislativo che a livello giudiziario/amministrativo. Provvedimenti legislativi sono emanati direttamente dall’Unione europea oppure sollecitati attraverso le convenzioni elaborate dal Consiglio d’Europa ed altri enti, sottoposte alla firma e alla ratifica degli stati. A livello mondiale svolge analoga funzione l’Onu. Le istituzioni internazionali che operano ad altri livelli sono talora emanazione diretta dell’Unione, talora la conseguenza di convenzioni tra nazioni. Tra le più rilevanti si ricordano Eurojust, Europol, Interpol. Il seminario ha lo scopo di approfondire il sistema legislativo, la sua effettività e le sua carenze, e di analizzare il funzionamento dei supporti che operano a livello internazionale. Particolare attenzione sarà dedicata alle prospettive dello spazio giudiziario europeo dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona e della Carta dei diritti fondamentali ormai vero testo di riferimento non solo per il giudice ma anche per il legislatore.
Tutor:
Gherardo Colombo, già magistrato
Relatori:
– Emilio De Capitani, già segretario generale commissione Libertà Civili EU Parlament
– Christian Kaunert, University of Dundee, Scotland

* seminario curato dal settore internazionale di Libera. E’ previsto il servizio di traduzione.

FacebookTwitterGoogle+Share

Comments are closed.