Diari da Corviale

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Come sempre succede al rientro da esperienze con la comunità di Libera, mi sento frastornata, piena di emozioni, pensieri, immagini che si rincorrono nella testa, si aggrovigliano e mi gettano in confusione. Hanno bisogno di essere riordinati ma ciò che posso e voglio dire ora è che questa volta, c’è stato anche qualcosa di diverso. Questa volta è stato diverso perchè mai come in questi giorni le parole e gli sguardi dei miei compagni mi hanno travolta e messa in discussione. Mai come questa volta ci siamo messi in discussione. Abbiamo capito che essendo Libera fatta da persone, si porta addosso le nostre fragilità esattamente come le nostre forze. Ci siamo incontrati non per autoproclamarci ma per guardarci nelle nostre differenze, nei nostri diversi bisogni, ci siamo scambiati gli sguardi per guardare la nostra unica grande realtà da prospettive diverse. E’ meraviglioso e importante che ciò sia accaduto a Corviale, nella periferia abbandonata e degradata di Roma. Proprio lì dove è difficile guardare l’azzurro del cielo senza che gli occhi rimangano offuscati dal grigio dei palazzoni, proprio lì dove il bisogno ha reso l’uomo solo, schiavo delle proprie debolezze e bestialità. Proprio lì dove esiste il calcio sociale, una realtà che si è riscattata, un fiore nato dal cemento che si è trovata il proprio spazio, che ha fondato sulle relazioni, l’umanità, le regole di solidarietà la propria rivoluzione. Da lì parte anche la nostra rivoluzione. Ripartiamo dalla periferia di noi stessi e della nostra realtà, da quello che fino adesso abbiamo trascurato, tralasciato, nascosto. Restiamo umili per praticare una cultura di accoglienza del diverso, di ascolto, di condivisione. Non temiamo il nostro buio perchè è da li che può essere accesa la luce. Rimettiamo al centro la relazione e non i progetti. Questa da oggi sarà la nostra forza rinnovata. Teniamo stretti i nodi di questa reta dalle maglie di misure e colori diversi e camminiamo insieme verso il nostro unico grande obiettivo: costruire un’Italia e un mondo giusti, dove non ci sia spazio per le mafie e la corruzione.
Diciamoci un grande grazie perché quello che abbiamo vissuto non era scontato.

Sara Secondo

 

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É tutto il giorno che non penso ad altro, se non a questi giorni intensissimi appena trascorsi a Roma per Contromafie.
Ed è inevitabile la malinconia per aver lasciato per l’ennesima volta compagni di viaggio a cui mi sento ormai affezionatissimo, con cui ho condiviso in questi anni un percorso non sempre facile, ma anzi costellato di difficoltà, talvolta incomprensioni e discussioni animate, ma anche di grandi entusiasmi e passione, franchezza, fatica, gioia.
Di tutta questa ricchezza è quindi impossibile fare un racconto che sia esauriente e capace di trasmettere le emozioni che abbiamo provato. E questo lo dico con amarezza, soprattutto per gli amici che purtroppo in quest’occasione non son potuti essere dei nostri, ma a cui ho pensato spesso nei giorni scorsi. Non sentitevi esclusi! Ricercate il confronto diretto con chi era presente e, se possibile, fatevelo raccontare guardandoli dritti negli occhi, che spesso trasmettono molto più delle parole.
Tra i tanti momenti importanti, uno su tutti: non Libera giovani, ma una giovane Libera. Parole chiare, di cui c’era bisogno. Perché per noi le parole sono importanti davvero, è su quelle che costruiamo relazioni, reti, progetti.
Tralasciando i ringraziamenti di rito, che non mi interessano, vorrei invece rivolgerne uno sincero a tutti coloro che hanno contribuito a costruire una saggezza collettiva e credibile, di cui Turi Benintende ha saputo farsi interprete a sua volta saggio ed equilibrato.
Questi giorni mi hanno riempito di speranza e di energia. E se Luigi Ciotti dice che “da domani non sarà più la stessa cosa”, io mi dico che siamo pronti. Perché dobbiamo dirlo: in tante cose possiamo fare meglio. Ma per farlo abbiamo bisogno di costruire percorsi condivisi, inclusivi e alimentati da discussioni aperte, franche e “accessibili”, in cui coloro che vogliono dare un contributo, possano partecipare. Con la consapevolezza che la qualità delle decisioni prese dipende direttamente dalla qualità del processo decisionale, di cui però tempo e metodo sono due elementi irrinunciabili! E allora impegniamoci a mettere in discussione innanzitutto noi stessi, poggiamo l’orecchio per terra, ascoltiamo non solo le parole, ma cerchiamo di cogliere anche gli umori. Ed impegniamoci soprattutto ad eliminare l’origine prima dei frantendimenti: non parlarsi. Se le nostre intenzioni sono sincere e non scadiamo nel personale, il dialogo è l’unica conseguenza possibile!
Per finire, di Calciosociale, l’associazione che ci ha ospitato a Corviale, nota periferia di Roma (magari cercate su google di che si tratta), bisognerebbe dire molte cose. Anche qui, il rischio di essere comunque incompleti è altissimo. Io vi do questo consiglio: informatevi e andateli a trovare. Andate a vedere cosa sono stati capaci di realizzare! Buona parte della motivazione che ho ritrovato la devo sopratutto a loro (qui il link del sito: http://www.calciosociale.it/)

Paolo Costa

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Ci ho messo un pò a trovare una foto che rappresentasse appieno le sensazioni che mi porto dentro da Contromafie.
Ebbene, ho dovuto alla fine cedere e metterne assieme due che riuniscono la nostra esperienza.
La prima l’ho scelta perchè rappresenta la gioia di essere Libera. La positività che abbiamo portato da tutta Italia e che abbiamo condiviso con chi ogni giorno nella periferia di Roma, a Corviale, lavora per costruire una società in cui valga la pena starci. Il Calciosociale ci ha insegnato che tutti sono indispensabili per vincere questa partita. Noi abbiamo raccolto la sfida e ci siamo rimboccati le maniche e per quattro giorni abbiamo condiviso spazi ed esperienze ma sopratutto idee, dando il nostro apporto a quel manifesto che da oggi in poi è per noi la coppa da alzare per ricordarci chi siamo e cosa vogliamo.
Ed ecco allora la seconda foto, il grande cerchio che ci ha unito e riunito. Occhi che si incontravano e parole che si rincorrevano, costruendo il senso del nostro agire che poi ha trovato vita nella restituzione dal palco di Contromafie. Abbiamo avuto il coraggio di metterci in gioco e, come dice bene un caro amico, di contaminarci. Una contaminazione che fa nascere corresponsabilità che ci da la forza di stare assieme in Libera e ci sprona a portare questa esperienza da oggi in tutte le attività che faremo sui nostri territori.
“Da domani non sarà più la stessa cosa” dice Don Luigi, mai parole furono più azzeccate.
Grazie di cuore a tutti ragazzi, per tutto.

Andrea Contratto

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Roma il giorno dopo contromafie sembra piú vuota, piú fredda. Eppure, lo straordinario calore che porto dentro dopo questi tre giorni scalda l’aria e difficilmente si affievolirá nei mesi a venire. É iniziato un nuovo percorso, di radicale cambiamento e trasformazione, che renderá il nostro agire politico ancora piú incisivo, competente e responsabile. Non si puó piú procrastinare: l’imperativo categorico della sconfitta delle mafie abbisogna ora di tutta la nostra forza, perché questa Giovane Libera che racchiude 20 anni di battaglie e successi, possa ritrovarsi tra 20 anni dicendo che il suo ruolo é finalmente concluso. Grazie a tutti i compagni di questa avventura, piú freschi e meno freschi, che mi permettono di non sentirmi goccia nell’oceano, ma impetuoso torrente.

Pietro Adami

 

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Quando appoggi l’orecchio sul petto di una persona e senti il suo cuore battere provi un’emozione intensa, unica, profondamente intima… è come se avvertissi che lì, proprio lì, risiede la sua essenza… il segreto della sua esistenza.
Sono tornato da ‪#‎contromafie‬ con un turbinio incredibile di emozioni e pensieri, che vedo condiviso dagli amici che già ne hanno splendidamente scritto. Lasciatolo decantare, sono subito venuti a galla gli sguardi. I tanti sguardi incrociati in quei giorni. Sguardi che si illuminano degli amici che non si vedono da tempo, sguardi curiosi, inquieti, esigenti, talora critici, allegri, commossi, a volte stanchi per il poco sonno, ma sempre ardenti, di una passione condivisa.
Dopo, riaffiorano i pensieri e le parole… solo una piccola frazione della moltitudine assorbita dagli interventi ascoltati e scambiata tra noi. Ma per meditare, rielaborare ed approfondire già solo quella piccola frazione ci vorrà tempo. Gli spunti emersi da questa edizione degli stati generali dell’antimafia sono infatti così ricchi e articolati da richiedere a noi tutti un enorme lavoro per poterli degnamente raccogliere e portare avanti. Quindi su questi ci ritorneremo.
Avvertivo ancora, tuttavia, l’urgenza di condividere un’emozione così speciale, profonda e solida da continuare a rimanere sul fondo, indecifrabile. Alla fine credo di essere riuscito, in parte, a decifrarla. Ho realizzato che in questi giorni, ancor più che in altre occasioni, avevo appoggiato l’orecchio sul cuore pulsante di Libera… e più in generale di un pezzo d’Italia e di mondo che lavora, con determinazione, entusiasmo e calda, accogliente umanità, ad un cambiamento radicale ed urgente che parta dalle nostre coscienze e veda i Coraggiosi, Corretti e Competenti avere la meglio sui corrotti, codardi e cretini (cit.), e dunque sulle mafie e sulla cultura mafiosa. Migliaia di persone da ogni dove… famigliari delle vittime innocenti delle mafie, studenti, docenti, magistrati, forze dell’ordine, operatori sociali, amministratori… insomma, ‪#‎ilnoichevince‬ !!

Matteo Cerutti Sola

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Contromafie 2014. Terza edizione degli stati generali dell’Antimafia. Si può sempre scegliere, si deve scegliere. Io, ad esempio, ho scelto di partecipare a Contromafie, di esserci sin dal primo giorno, per arricchire il mio bagaglio personale, per ampliare le mie conoscenze, per accrescere le mie esperienze. Ho creduto importante testimoniare a Corviale, quartiere periferico e malfamato di Roma, l’impegno quotidiano che metto nel mio territorio, la passione con cui faccio Libera a Perugia e la gioia con cui ho l’opportunità di farla quando mi confronto con gente di ogni parte d’Italia. Penso che sia fondamentale scegliere con coraggio e convinzione da che parte stare, ed intraprendere con entusiasmo nuovi percorsi. Quattro giorni di dibattiti, interventi, elaborazione politica ma anche di collaborazione ed aiuto reciproco. L’accoglienza è stata messa al primo posto. L’accoglienza offertaci dalle ragazze e dai ragazzi del Calcio sociale, una realtà purtroppo ancora poco nota ma che andrebbe conosciuta e diffusa, in cui lo sport è in grado di diventare strumento di promozione umana e sociale, uno sport che allena alla vita. L’accoglienza che noi stessi siamo in grado di offrire quando ci poniamo come interlocutori, pronti ad ascoltare, capire ed apprezzare le diversità altrui. Si è scelta la concretezza nell’attuazione di buone pratiche, si è scelta la continuità, la corresponsabilità e la condivisione. Si sono scelti sguardi lucidi, onesti che hanno sete di verità. Si è scelto l’impegno quotidiano delle nostre coscienze, in cui noi per primi dobbiamo sentirci chiamati in causa e attori del cambiamento. Si è scelto di attuare la legalità, si è scelta la trasparenza, la coerenza, la dignità intrinseca al lavoro e non la sua mercificazione. Si è scelta un’economia non corrotta, garante di prospettive future migliori, basata su buoni investimenti e buona gestione della spesa pubblica. Don Ciotti ha sottolineato che le mafie non sono un mondo a parte, ma sono parte del nostro mondo, e il momento di rinnovamento, che preliminarmente deve partire da noi stessi, ora è veramente arrivato. E’ necessario essere corretti, coraggiosi, competenti, non codardi, complici e cretini. Si deve scegliere la relazione e non la rassegnazione. Si deve scegliere una rete di intenti che si espande senza mai sdrucirsi, rafforzando i suoi nodi ed aggiungendo nuove corde.
Al mio rientro a casa, turbinii di emozioni hanno affollato la mia mente. Non è semplice riordinare e rielaborare tante sensazioni forti, ma sicuramente la cosa che mi porterò sempre dietro è la compattezza di tutti i presenti nel difendere l’alternativa. Si, l’alternativa ai compromessi, alla collusione, all’omertà, alla disinformazione, alla paura di linguaggi veri, limpidi, chiari. L’alternativa simboleggiata da una penna e una voce che tolgono il velo a quello che l’ipocrisia aveva celato. L’alternativa è rappresentata dai diritti rivendicati, dalla cultura della partecipazione, dal bisogno di uguaglianza e di pari opportunità reali. L’alternativa è Libera, non l’io ma il noi, la solidarietà; l’alternativa è costruire quotidianamente uno Stato giusto e legale, concedendosi, ogni tanto, istanti speranzosi di sogni ed ambizioni, come risorse di fronte al cinismo. Io, allora, sono fiera di essere alternativa, di battermi per liberare la libertà, di essere un’autentica sovversiva. L’alternativa sono però anche tutte le compagne e i compagni di questo cammino, in cui le ombre dei loro passi danno più forza e sicurezza ai miei. E’ la possibilità di dialogo, di comprensione e fratellanza. Non importa da quale regione tu provenga o quanti anni tu abbia, se hai scelto di condividere una palestra con altre 299 persone hai già scelto di sentirti a casa, di respirare calore. Ora con ancora più fervore sono motivata a portare avanti il mio impegno. Adesso con maggiore curiosità e convinzione voglio continuare a vivere la nostra Giovane Libera.

Francesca Ricci

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